Santa Marta, tra il mare e la Sierra

A la una y tres minutos de la tarde murió el sol de Colombia”. Così recitava il comunicato ufficiale del 17 dicembre del 1830 quando Simon Bolivar, il Liberador, colui che fu l’artefice del processo d’indipendenza di parte dell’America Latina dal giogo spagnolo, fondatore della Colombia e della Bolivia che da lui prende il nome, morì a Santa Marta ormai amareggiato dalla disfatta politica e dalla tubercolosi che lo aveva indebolito a tal punto da cercare un clima migliore di fronte al mar dei Caraibi. Fu sepolto nella cattedrale dove una lapide ricorda il tragico evento e la successiva traslazione dei resti a Caracas, sua città natale. Il monumento in bronzo a lui dedicato è posto in una grande piazza che porta il suo nome ed ha un rilevo maggiore di quello sul lungomare che ricorda il fondatore della città, Rodrigo de Bastidas; il quale aveva fatto parte dell’equipaggio di Cristoforo Colombo durante il secondo viaggio nelle Americhe e che in seguito ottenne dalla corona spagnola il permesso di esplorare questa costa fondando numerose colonie. Fu accoltellato da una cospirazione ordita dal suo luogotenente – che avrebbe voluto condividere le ingenti ricchezze fornite dal commercio dell’oro – e morì a Cuba per le ferite riportate.

Oggi Santa Marta si presenta come una città di villeggiatura per i colombiani, i quali vengono a passare le vacanze sulla costa caraibica che ha un clima secco e ventoso, oltre ad offrire spiagge e una affollata movida serale. La mattina sono andato in visita al liceo cittadino, dove una locale insegnante d’inglese mi ha guidato nell’istituto; che un tempo era una prigione, infatti ancora le porte delle aule hanno le sbarre che sono state lasciate non si capisce bene se per scopi intimidatori o per mantenere la memoria del luogo! La cattedrale è in stile coloniale spagnolo, come tutte in questa parte del sud America; degno di nota il fatto che il Cristo crocifisso è sempre rappresentato con la pelle nera e sono numerosi gli altari dedicati alla Vergine, la quale intercede secondo le diverse dedicazioni, così come Santa Marta, alle quali si rivolgono preghiere durante tutte le ore del giorno. Trovo il tempo di farmi fare la barba in una locale barberia che non lesina in speciali creme per la rasatura e acque di colonia. Il cimitero cittadino è considerato un monumento – anche se non è come Highgate di Londra – ed è mantenuto pulito ed ordinato perché il culto dei morti anche qui è molto sentito.

Per me e Valerio – che atterriamo in sud America per la prima volta – tutto sembra da scoprire, anche se riconosciamo un modo di vivere che abbiamo avvicinato negli anni attraverso la letteratura ed il cinema, magari qualche esperienza personale. Ma riflettiamo sul fatto che ancora oggi l’atteggiamento degli occidentali che vengono qui – a cominciare da noi stessi – è quello di imporre la loro cultura, il loro modo di vivere fatto di luoghi turistici da visitare, ristoranti da riservare per la sera, esperienze da vivere per sentirsi appagati. Mentre qui sembra che la vita scorra secondo una cultura diversa dalla nostra, verso la quale dovremmo mostrare un interesse più profondo, cercando di capire più che fuire. Per questo mi piace entrare nei bar o fermare qualcuno per strada parlando col mio spagnolo stentato domandando consigli, chiedendo opinioni. Trovo sempre una grande gentilezza e disponibilità, sorrisi meravigliosi, anche da parte di persone che vivono in povertà. E di povertà anche qui a Santa Marta ce n’è tanta, si vede nelle strade del centro come sul lungomare. In un locale dove ho fatto amicizia con i proprietari hanno due cani smilzi che sono stati addestrati ad abbaiare agli accattoni che continuamente si avvicinano ai tavoli. Ci chiediamo, ma come faranno a riconoscere gli accattoni dai clienti? La prostituzione giovanile sembra essere molto diffusa, molti gli storpi che chiedono elemosina al mattino. Ma anche tantissimi che lavorano con dignità e s’ingegnano nel vendere piccoli servizi, improvvisano piccoli distributori di caffè ambulanti, vendono artigianato che viene dalla Sierra. Un gruppo di ragazzi fa spettacoli di Hip-Hop dance per strada, sono fantastici e guadagnano bene. Così come sono molti gli artisti che dipingono murales di grandi dimensioni, uno più bello dell’altro.

Quello che mi viene da pensare è che tutta la letteratura di viaggio sul sud America che ho letto, così come la grande letteratura – la biblioteca qui è un enorme edificio con un murales dedicato a Gabo, cioè Marquez – o i racconti che ho ascoltato da viaggiatori che hanno vissuto qui lunghi periodi, sono solo una parte della verità di questi luoghi. Una verità che forse non si trova nei monumenti storici o nelle attrazioni locali, ma negli occhi delle persone che incontro e nella natura di una terra per certi versi miracolosa, che ha dato frutto ad una cultura profonda come il mare che ci sta di fronte e alta come i monti alle nostre spalle.

Il monumento a Bolivar
Il sepolcro di Bolivar nella cattedrale di Santa Marta
Il monumento a Rodrigo de Bastidas
Il cimitero
La scuola
Un tramonto alla marina
El Cristo negro