Ascesa al Pacifico

Il canale di Panama non è solo il passaggio di confine tra due oceani, ma anche tra due mondi diversi, tra due culture diverse, quella Atlantica e quella del Pacifico. Per un certo verso si tratta di un percorso di purificazione, quasi spirituale, come l’ascesa alle cime dei monti dei mistici europei del passato o il percorso intorno alle montagne sacre per le culture orientali. Dal punto di vista più prosaico ci sono diverse pratiche da sbrigare per essere ammessi alla navigazione e il pagamento di una quota che è proporzionale alle dimensioni della propria imbarcazione. Per farvi qualche esempio il nostro Swan di 46 ft ha dovuto pagare circa 3.000 dollari, le grandi navi dai 300 ai 500.000 dollari, fino ai super tanker – che oggi passano dal nuovo ampliamento del 2016 – i quali pagano fino a un milione di dollari. Il canale è una delle maggiori fonti per l’economia di Panama.

Prima di effettuare il passaggio un ispettore deve venire a bordo e certificare le misure della barca. Infine il centro di controllo Cristobal Station accorda il passaggio e comunica l’appuntamento con il pilot. Il quale salirà a bordo e condurrà tutte le operazioni di entrata e uscita dai Locks. Il percorso prevede un primo passaggio di tre chiuse per salire al livello del lago Gatùn, creato artificialmente riempiendo di acqua dolce un territorio molto vasto, oggi parco naturale; l’attraversamento del quale richiede 28 miglia di navigazione fra isole abitate da animali di varie specie, fra cui coccodrilli per la cui presenza si sconsiglia di nuotare nelle acque del lago. La discesa avviene attraverso le altre tre chiuse e il lago di Miraflores.

Il nostro pilot si chiama Pablo. “Quale altro nome esiste?” dice orgoglioso durante le presentazioni. Suo padre era un pilota e lui ha seguito le sue orme. Dice di esserci arrivato per esclusione: “Cosa voglio fare, il medico? No. L’avvocato? No. L’architetto. No”. E così via. Parla perfettamente inglese senza accento latino, ha studiato logistica a New York per quattro anni e adesso sta facendo il training per diventare pilota. Fra qualche hanno potrà accedere alla qualifica di senior pilot e potrà pilotare ogni tipo di nave. Un lavoro ben remunerato che gli consentirà di vivere con un certo agio. Per adesso però deve dedicarsi al lavoro e all’apprendistato. Niente distrazioni quindi. Pablo ha 31 anni, una moglie e due figli piccoli. Pablo è uno con la testa sulle spalle, sicuro delle sue capacità e concentrato sul proprio lavoro. Del resto le operazioni che dirigerà sulle grandi navi richiedono una grande responsabilità. “Non ho mai fatto un errore” ci dice mentre Valerio ed io tocchiamo ripetutamente il pulpito di poppa in acciaio svedese. Quando gli chiedo cosa farà una volta diventato pilota mi dice che porterà i figli a Disneyland in Florida.

Si procede all’entrata delle chiuse a pacchetti di tre imbarcazioni: nel nostro caso ci eravamo legati ad un trimarano ed un’altra barca delle nostre dimensioni. Appena ci si avvicina alla chiusa due addetti alle cime lanciano una guida con un pugno di scimmia, la quale dovrà essere assicurata alla nostra cima, provvista di una lunga gassa, perché loro possano recuperarla e bloccarla ad una bitta. Da quel momento in poi la gestione della tensione delle cime, perché il pacchetto di barche resti al centro della chiusa, è in mano agli scafi esterni. E non è semplice gestire queste forze quando si chiudono le paratie e la corrente dentro l’invaso può raggiungere 4 nodi. E’ impressionante vedere come la forza dell’acqua muova gigantesche porta container; ma ancor più impressionante è vedere questa straordinaria opera d’ingegneria che a distanza di più di 100 anni (il canale fu inaugurato nel 1914) funziona secondo il progetto originale del colonnello Gothal. Pablo ci fa notare che le porte delle chiuse hanno ancora i rivetti originali del 1913. Stupefacente!

Discese le ultime chiuse di Miraflores siamo nel Pacifico. E vi assicuro che la differenza si percepisce fin da subito. La luce sembra diversa, il cielo di un azzurro più chiaro, i pellicani stanno a guardarci mentre passiamo vicini ai fari galleggianti del canale di uscita. Anche noi ci sentiamo più distesi e anche le brutte esperienze che abbiamo avuto nei giorni precedenti sembrano ormai lontane, le abbiamo lasciate dietro di noi, in un altro oceano.

Perché in un viaggio come il nostro non può certo andar tutto bene. I problemi da risolvere sono all’ordine del giorno e non riguardano solo la navigazione. Questa volta per esempio siamo finiti in un covo di pirati. Pirati moderni, di quelli che cercano di approfittarsi delle necessità del prossimo. Ma come dice Bob Marley, ancora un simbolo ai Caraibi: “When one door is closed, don’t you know, another is open”. E per noi adesso si è aperta la porta del Pacifico  con le sue isole di meraviglia!

Un relitto all’ingresso del Canale
Il ponte di Colon
Il nostro pilot Pablo
Gatun locks
Gatun lake
Big boy
Le chiuse di Miraflores
Il Pacifico
La nostra crew del Canale
Il bio museo di Panamà