I dubbi di una coscienza ecologica

Durante questi primi due mesi di viaggio ci siamo spesso interrogati sulla tutela ecologica dei luoghi che abbiamo visitato e, come spesso accade quando approfondisci una questione complessa come quella ambientale, le cose invece di diventare più semplici si sono complicate e la realtà si è presentata ancor più difficile da comprendere.

Pellicani in fila al mercato del pesce
Pellicani in fila al mercato del pesce

Navigare a vela come facciamo noi è sicuramente il modo più ecologico per percorrere lunghe distanze. La nostra barca è sospinta dal vento e il poco gasolio che abbiamo a disposizione ci serve solo per caricare ogni tanto le batterie che alimentano un frigorifero, un freezer e tutti gli strumenti di bordo. Parte dell’energia di cui abbiamo bisogno è fornita anche da un idro-generatore, che sarebbe del tutto ecologico, ma funziona a pieno regime solo quando raggiungiamo velocità costanti sopra i sette nodi. Per il resto la vita di una barca a vela come la nostra è quanto di più sostenibile si possa pensare. L’acqua dolce è un bene prezioso che produciamo con un dissalatore e si impara presto a farne un uso parsimonioso, non solo nel bere, ma soprattutto nel lavare le stoviglie o nella pulizia personale. I piatti si lavano con acqua salata e poco sapone, poi basta una goccia di acqua dolce tanto per togliere il sale. Anche la doccia, quando siamo in lunghe navigazioni, viene fatta con acqua salata e una quantità minima di acqua dolce solo per il risciacquo. Ci si adegua alla conservazione di un bene che in mare è veramente prezioso e s’impara che abbiamo bisogno di molta meno acqua di quella che usiamo nelle nostre case. Ovviamente non gettiamo in mare rifiuti, se non quelli organici a distanza di diverse miglia dalla costa. Gli altri rifiuti, soprattutto quelli plastici, vengono lavati e stivati per essere portati a terra al nostro arrivo. Eppure anche noi inquiniamo. Non è possibile non farlo. I nostri detersivi e detergenti, seppur ecologici, inquinano; e le nostre ore di motore, seppur insignificanti rispetto ad altri mezzi più veloci, sono comunque un consumo di idrocarburi. Quello che cerchiamo di fare è di inquinare il meno possibile, di tendere al livello zero, ma tutti noi siamo portatori di inquinamento. Queste riflessioni hanno iniziato a occupare i miei pensieri durante questi primi mesi di navigazione, quando ho notato grandi contraddizioni anche in luoghi dove l’ambiente si presenta come incontaminato o, come si suol dire, un angolo di paradiso.

Valerio a Tortuga Bay
Valerio a Tortuga Bay

Le isole San Blas sono state conservate nei secoli dagli indigeni Guna Ayala che le abitano secondo le loro antiche usanze vivendo in capanne di legno. Sicuramente dobbiamo a loro se oggi le possiamo vedere come degli atolli di sabbia bianca e acqua turchese. Ma dietro tante di queste capanne ho anche visto monti d’immondizia che gli indigeni abbandonano al mare. Così come ho visto una vera e propria discarica di lattine e plastica a ridosso della costa nell’isola dove si tiene il congresso dei Guna. I quali non sembrano aver ancora sviluppato una sensibilità ecologica, quando invece sembra che siano stati invasi dalle latine di coca cola o di birra Balboa di cui fanno largo uso, sia per loro che per la vendita ai turisti che diventano complici, seppure inconsapevoli, di questo sistema. Un’amica artista di Panama mi diceva che comunque anche i Guna stanno cominciando a maturare un’attenzione all’ambiente, da quando alcune isole sono scomparse sotto il livello del mare a causa degli innalzamenti degli oceani e da alcuni ripetuti segnali di forti cambiamenti climatici. Anche loro stanno correndo ai ripari e capiscono che il nostro pianeta sta rispondendo al nostro inquinamento.

Il museo de la Nazione Guna
Il museo de la Nazione Guna

Arrivati alle Galapagos le contraddizioni si sono fatte ancora più grandi. Queste sono isole che tolgono il fiato per le meraviglie di una natura ancora incontaminata, gli animali che vivono in un ecosistema unico al mondo, i paesaggi quasi lunari delle aree vulcaniche, le spiagge di sabbia bianchissima e il mondo subacqueo che pullula di una ricca e variegata fauna marina. Tutte le isole sono state dichiarate dall’Unesco “PatrimonioNaturale dell’Umanità” nel 1979. E da quel momento in poi sono stati molti gli investimenti da parte delle Nazioni Unite, dei centri di ricerca, delle università internazionali e del governo dell’Ecuador per fare di queste isole un luogo di conservazione delle specie animali improntato alla sostenibilità ambientale e all’ecologia. Ma questo è anche un luogo di forti contraddizioni che saltano agli occhi a chi, come noi, ne ha vissuto un’esperienza diretta per più di dieci giorni.

Ingresso a Floreana
Ingresso a Floreana

Le Galapagos si mostrano fin da subito con un volto ecologico. Chi arriva volando con l’aereo dal continente atterra sull’isolotto di Batra all’Aeroporto Ecologico Galapagos, così chiamato perché si fregia di essere il primo aeroporto “ecologico e sostenibile del mondo”. Per chi invece arriva in barca a vela come noi le pratiche doganali sono piuttosto complesse. La barca deve essere sottoposta preventivamente ad apposite fumigazioni sterilizzanti in tutti gli ambienti interni per evitare di introdurre in questo delicato ecosistema specie di insetti non autoctoni. Anche la carena deve essere ripulita da eventuali concrezioni marine che si sono attaccate durante la navigazione. Inoltre si deve arrivare sulle isole preparati per passare un’ispezione da parte delle autorità locali che consiste in una serie di controlli sulle dotazioni di sicurezza, ma soprattutto sugli accorgimenti per evitare contaminazioni o inquinamenti. Appena dato fondo all’ancora nella baia di Porto Baquerizo Moreno nell’isola di San Cristobal abbiamo issato bandiera gialla per attendere le pratiche d’ingresso. Nel tardo pomeriggio si è avvicinata una lancia con la commissione composta da otto rappresentanti le varie autorità locali: un medico (dotato di camicie e mascherina), un poliziotto, un rappresentante del governo, uno del porto, uno del parco, uno dell’ente del turismo, etc.

L’equipaggio di Milanto con la commissione d’ingresso alle Galapagos
L’equipaggio di Milanto con la commissione d’ingresso alle Galapagos

L’ispezione è durata circa un’ora ed ha appurato che la nostra imbarcazione era abilitata all’ingresso. Abbiamo quindi ricevuto il timbro d’entrata sui passaporti e, issata la bandiera di cortesia dell’Ecuador, siamo potuti scendere a terra, ma non con il nostro tender. Non è permesso. Solo water taxi locali al prezzo di un dollaro a corsa. Non importa spiegare che tutte queste pratiche hanno un costo e l’idea che ci siamo fatti è che questa tassa serva più per retribuire la numerosa commissione che per una vera e propria salvaguardia dell’ambiente. Però è anche vero che, dopo tutta questa preparazione, si scende a terra con una maggior attenzione alla tutela ambientale. Abbiamo trascorso i primi giorni a San Cristobal, in seguito ci siamo spostatati a Santa Cruz, dando fondo nella grande baia di Puerto Ayora da cui abbiamo raggiunto con i ferry locali le isole di Isabela e Floreana per delle visite giornaliere. Non potrò mai scordare la spiaggia di Tortuga Bay che con la bassa marea diventa una tavola di sabbia bianca che sembra infinita, dove le iguana sostano immobili a contemplare l’orizzonte. O le grotte scavate dagli antichi pirati nell’entroterra di Floreana, le tartarughe giganti, i leoni marini e gli uccelli dalle fogge più strane. Chi viene qui cerca di ritrovare quello spirito che animò le concezioni di Darwin sull’origine della specie, concetti che in verità il noto studioso elaborò nel proprio studio al ritorno dal mitico viaggio del brigantino Beagle. Ho trovato turisti di tutti i tipi e da tutto il mondo, fra cui antropologi, geologi, ma anche semplici interessati alla natura. “Sono venuto qui per vedere gli animali” mi dice uno. E mi viene da pensare che da questo punto di vista le Galapagos sembrano un grande zoo.

Comunque la questione ecologica è fondamentale e viene ribadita nella segnaletica lungo le strade e  su appositi pannelli esplicativi. A Santa Cruz c’è un centro per l’informazione delle energie rinnovabili e in tutta l’isola non si trova un cestino dell’immondizia. Qui s’impara a tenersi la propria spazzatura. E dove si butta? Per noi imbarcazioni alla fonda ogni mattina una lancia verde passa a raccogliere i sacchi colorati della differenziata. E dove vanno a finire? Mi sono chiesto. Tutti insieme. E le fognature delle abitazioni e dei molti esercizi commerciali che sono sorti sul water front dell’isola hanno un sistema di filtraggio e depurazione? No, ci dice un tassista, non è ancora pronto un sistema di depurazione delle fognature, per adesso ogni abitazione ha un pozzo nero. Le contraddizioni sono molte e talvolta sembrano davvero incomprensibili quando ci viene detto che non è possibile usare il proprio kayak per scendere a terra, ma solo i numerosi e inquinanti water taxi a pagamento. Così come non esiste un sistema di bike sharing, ma solo la possibilità di noleggiare biciclette dalle agenzie turistiche a costi notevoli. Insomma la sensazione che si ha è quella di due pesi e due misure: da una parte i progetti condotti dalle grandi istituzioni volti a raggiungere entro il 2050 una piena sostenibilità ambientale, dall’altra le esigenze della popolazione locale che sembra essere più interessata a guadagnare con il turismo di massa – attratto dal brand ecologico – senza tener conto del conseguente inquinamento. Non sarà semplice quindi per il governo locale trovare un compromesso fra un’apertura ad un mercato che si fa sempre più pressante e una tutela dell’ambiente di questo ecosistema così fragile e unico al mondo. Credo che non ci siano ricette facili. Certo mi pare un buon inizio cominciare a parlarne, anche in modo critico, senza fermarsi allo stereotipo delle Galapagos come isole incontaminate. Al contrario cercare di capire, informarsi, magari dare il buon esempio, ricordandosi sempre che siamo ospiti temporanei, dovunque ci capiti di arrivare, e che è nostro dovere lasciare questi luoghi un po’ meglio di come li abbiamo trovati.

Il labirinto scavato nella roccia nell’isola di Floreana
Il labirinto scavato nella roccia nell’isola di Floreana
La via principale di Santa Cruz
La via principale di Santa Cruz
La basura
La basura
El barco de la basura
El barco de la basura
La chiesa di San Francesco (protettore degli animali) con la statua del santo e il lupo
La chiesa di San Francesco (protettore degli animali) con la statua del santo e il lupo
Venditrice al mercato
Venditrice al mercato
Una spiaggia di Santa Cruz
Una spiaggia di Santa Cruz