Tahiti Iti e il giardino dell’Eden

Tiaou agita le braccia e alza il volume della musica per farci capire che possiamo dare fondo di fronte a lui e che siamo i benvenuti. Vive in una piccola casetta sulla riva della laguna, quasi una capanna riparata dalle fronde degli alberi di cocco che si piegano verso l’acqua verde smeraldo del mare.

Tiaou m’insegna a tirar giù i cocchi

La montagna alle spalle – dalla quale sgorga una cascata d’acqua fresca e purissima – si innalza dividendosi in pinnacoli di roccia e valli scoscese che si addentrano all’interno dell’isola. Tiaou è l’ultimo esponente di tre generazioni di missionari francesi che arrivarono nel secolo scorso alle isole Tuamotu. Adesso si è ritirato su questa costa chiamata Fenua Aihere – che in polinesiano significa “regione selvaggia” – nel lato sud orientale di Tahiti Iti (l’isola piccola), attaccata a Tahiti Nui (l’isola grande) da un istmo di terra.

Un’entrata nella laguna attraverso il reef

Siamo arrivati qui navigando lungo costa fermandosi in baie di incredibile bellezza, sempre ridossati dalla barriera corallina che protegge dalle onde dell’oceano queste lagune ricche di pesci tropicali. Ogni volta che ci gettiamo in mare con maschera e boccaglio sembra di essere in un acquario, ieri ho nuotato con una manta, mi sono avvicinato ad una murena dai colori sgargianti, ho giocato con pesci dai mille colori e mi sono fermato immobile aspettando che uno squalo di un metro e mezzo passasse per la sua strada. La temperatura dell’acqua è sempre piacevole. Come del resto quella esterna. A Tahiti si vive indossando solo un costume da bagno, sia di giorno che di sera. Non fa mai troppo freddo o troppo caldo. L’aria è ventilata e una leggera brezza carezza la pelle mentre uscendo dall’acqua ci si lascia asciugare dal sole.

Uno scorcio della costa

Il lungo costa pianeggiante è coperto di vegetazione e alberi da frutto: banani, mango, papaia, e alberi del pane. Anticamente, prima dell’arrivo degli occidentali, gli abitanti di queste isole vulcaniche vivevano con una semplicità incredibile, cibandosi di pesca e raccogliendo i frutti che la natura spontaneamente produceva. Il frutto dell’albero del pane era alla base della loro alimentazione e veniva cucinato con diverse modalità di cottura. Ancor oggi si può mangiare fritto dai rivenditori che si trovano lungo la strada. Una vera squisitezza! Il sapore è simile alla patata, ma decisamente più buono.

Mattina presto nella baia di Phaeton

Come si fa a descrivere il paradiso terrestre? In tutta la mia vita ho immaginato il Giardino dell’Eden come un luogo irreale, che si può solo pensare con la mente. Non l’ho mai visto come quello rappresentato negli affreschi medievali o rinascimentali in Toscana (per esempio Masolino nella Chiesa del Carmine o il Beato Angelico in San Marco): un magnifico hortus coclusus di una residenza nobiliare nella campagna fiorentina; me lo vedevo invece come un luogo selvaggio ricco  di una vegetazione così fitta da togliere il fiato. Non avrei mai pensato di poter trovare il paradiso dei miei sogni  e viverlo nella realtà di ogni giorno. Questa è Tahiti: un’isola benedetta dalla Natura, che qui sembra aver elargito i propri doni con particolare abbondanza.

La vita è semplice, ancor oggi si può condurre un’esistenza non molto diversa dagli indigeni di un tempo. Così è per Mira che ci viene incontro con la sua canoa, appena abbiamo dato fondo in una piccola baia lungo la parte più esterna di Tahiti Iti. Coperta solo da un perizoma si avvicina per chiederci di avere rispetto dei luoghi e dell’ambiente marino. Cominciamo a parlare in francese e inglese, ma quando capisce che siamo italiani ci dice di masticare un po’ della nostra lingua perché la figlia ha abitato per qualche anno a Bologna. La rassicuriamo sul rispetto che portiamo ai luoghi dove ci fermiamo con Milanto e Mira ci saluta con un bellissimo sorriso. Capiamo che evidentemente non tutte le barche che sono arrivate in questi luoghi remoti si sono comportate bene e gli abitanti sono costretti a prendere precauzioni.

Come tutte le isole di formazione vulcanica del Pacifico Tahiti ha un profilo montuoso composto da alti rilievi, il maggiore dei quali raggiunge i 2.241 metri. L’interno è ricco di acque freschissime e la vegetazione è talmente fitta che la gran parte delle valli e dei monti è disabitata e impenetrabile. Solo il lungo costa e le prime colline ospitano piccoli villaggi in riva al mare.

Street art in Papeete

Papeete, la capitale, è una vivace cittadina, ma non bella. Qui si trovano il porto principale, l’aeroporto e le maggiori attività economiche e industriali. Il governo locale ha cercato di rimediare alle carenze urbanistiche attraverso un annuale festival di street art che invita artisti a realizzare un’opera d’arte urbana. Negli anni si è venuto a creare un vero e proprio museo all’aperto dove si possono ammirare grandi murales o graffiti che spesso rappresentano volti femminili che guardano dall’alto l’immutabile brulicare delle strade cittadine.

Il contrasto fra la città e le zone più remote dell’isola è molto forte. Nella prima la povertà di tanti che vivono di espedienti in mezzo alla strada porta alcuni a compiere atti di microcriminalità. Anche ad uno di noi è stato intimato di sborsare dei soldi da un gruppo di ragazzi. Di contro al sud dell’isola le persone vivono con quello che la natura concede e con pochissimi altri mezzi; è strano notare come la povertà agisca in modo diverso nei luoghi civilizzati rispetto a quelli selvaggi.

Surf sulle onde del reef

Le attività acquatiche sono ovviamente le maggiori. Si può fare surf dove le onde dell’oceano frangono sul reef e kite surf all’interno delle lagune. I centri di diving sono numerosi e anch’io ho fatto un’immersione per andare a vedere il relitto di un piccolo aereo affondato nella laguna.

Il relitto aereo

La canoa polinesiana è lo sport nazionale ed è divertente vedere i ragazzi che si allenano al tramonto. Uno di questi nella baia di Phaeton si è messo a giocare lasciandosi trasportare dalla scia di Milanto mentre in coro facevamo il tifo.

Il nostro amico sulla scia di Milanto

E poi c’è la nautica. Questo è il paradiso dei velisti. L’aliseo soffia costante  e all’interno del reef si può trovare sempre un ancoraggio sicuro per la notte. Forse è per questo che molti navigatori si fermano qui a lungo. Così fu per Moitessier, o per il grande Tituan Lamazou che abbiamo incontrato e che sta costruendo una villa vicino alla casa sulla spiaggia che avevamo preso in affitto per i pochi giorni in cui abbiamo lavorato su Milanto nel cantiere del porto. Qualcuno si ferma per sempre, come quelle barche abbandonate che vediamo nella laguna sotto Papeete. “Tahiti è anche dove le barche vengono a morire” mi dice un velista locale.

Tramonto sulla laguna con barche alla fonda

Anche per noi la tentazione di rimanere qui è stata forte. Ci capita di fare progetti in cui immaginiamo la nostra vita qui per sempre e adesso, dopo un mese di soggiorno in questo paradiso, comprendiamo bene chi lo ha fatto. Ma poi torniamo a sognare di portare avanti il nostro giro del mondo e la speranza si riaccende più forte di prima. Ancora non sappiamo quando riapriranno le altre isole della Polinesia Francese, ma ormai è questione di giorni e Milanto è pronta a levare gli ormeggi e prendere di nuovo il mare.