Tre leggende polinesiane

Un libro di leggende polinesiane, acquistato da un’amica in una libreria di Tahiti, ha acceso la mia curiosità. Ho capito che in questi miti risiede il nucleo della cultura di questi luoghi. Infatti molti nomi di spiagge, di località, di luoghi culturali, di templi e perfino di persone che ho incontrato, riportano nomi di antiche divinità o di vicende raccontate in queste storie. Una mitologia semplice che si nutre del rapporto con la natura e dei luoghi legati al mare, al sole e alla pesca. Così come oggi, perché niente è cambiato nel vedere un tramonto su una spiaggia o immergersi fra i pesci della barriera corallina.

Uno scorcio della montagna più alta di Tahiti

Questa prima leggenda racconta della nascita degli arcipelaghi della Polinesia Francese, composta dalle Isole della Società (cioè le isole del Vento, fra le quali la maggiore, Tahiti e Moorea; e quelle Sottovento, fra cui Raiatea e Bora Bora), le Isole Australi, le Marchesi, le Isole Gambier e le Isole Tuamotu.

Navigando lungo costa al mattino

Maui e la nascita delle isole

Nell’antichità le isole della Polinesia erano come un branco di pesci sul fondo dell’oceano. Un giorno il dio Maui, noto come Maui delle mille rivoluzioni, ebbe l’idea di raccoglierle in un unico arcipelago. Quindi preparò il suo amo e inviò i suoi fratelli a lanciare le loro canoe comandando di remare verso il punto in cui la terra scompariva alla vista. Qui disse di buttare le lenze, le quali vennero tenute in mare per secoli; ma nonostante questo i fratelli non presero nulla. Esausti si addormentarono. Allora Maui lanciò la sua lenza e iniziò a cantare per dare potere all’amo. Catturò molte isole. Quando il pesce più grande, Tahiti, venne in superficie, i suoi fratelli si svegliarono e gridarono “O Maui, Maui! Non è un pesce, è un’isola!”. Allora tutti i pesci che erano stati presi dalla lenza di Maui restarono sorpresi e saltarono via, fuggendo attraverso il mare. Da quel giorno, le isole furono disperse sul grande oceano di Moana-nui.

Kite surfing

Questa seconda leggenda descrive un fenomeno che ho visto solo qui in Polinesia: talvolta capita che il sole al tramonto, prima di gettarsi in mare generi delle strisce di cielo più scure, come se fossero corde che lo tengono ancorato a terra. Mi sono chiesto spesso il motivo di questo fenomeno finché non ho trovato risposta in questa storia.

Tramonto su Moorea

Maui e la cattura del sole

Ra, il sole, decise di accelerare il suo percorso attraverso il cielo in modo da svegliarsi più tardi e andare a dormire presto dietro Moorea. La terra però iniziò a soffrire terribilmente. A causa dei giorni così brevi non c’era tempo per riscaldare gli ahima’a (forni), preparare pasti o costruire marae (templi). Quando Maui vide ciò, iniziò a costruire corde molto resistenti usando la corteccia e i rampicanti della pianta del pandano, le fibre di purau, ro’a e mati. Intrecciò come una corda anche una ciocca di capelli di sua sorella Hina. Poi uscì verso la barriera corallina e attese sul bordo della fossa attraverso la quale ogni giorno il sole esce dal mare. Quando il sole apparve, legò saldamente le sue forti corde ai raggi del sole e le assicurò ad una roccia.

Quando Ra capí di essere catturato, combatté selvaggiamente. Le corde fatte dalla corteccia e dalle viti cominciarono a bruciare. Nulla poteva resistere alle fiamme di Ra, tranne la ciocca di capelli di Hina che teneva stretti i suoi raggi legati alla roccia. Allora Ra supplicò di essere rilasciato, promettendo che non avrebbe mai più cambiato rotta attraverso il cielo. Maui lo lasciò andare e da quel giorno il sole è sempre sorto presto e tramontato tardi. Possiamo ancora vedere le corde di Maui legate al sole e ancor oggi le mostriamo ai bambini, quando i raggi del sole bucano il crepuscolo.

Le corde di Maui
Una cascata nell’interno di Tahiti

Questa teogonia polinesiana mi ha particolarmente divertito. Perché nella sua semplicità di dice molto di questo popolo, la cui cultura si basa sulla consapevolezza del delicato equilibrio che sussiste fra l’uomo e la natura.

Tramonto sulla laguna

La creazione del mondo

All’inizio era Ta’aroa, l’unico. Egli era il suo stesso creatore, viveva solo nella sua conchiglia “Rumia”. La conchiglia era come un uovo, ruotava all’infinito senza cielo, né terra, né luna, né sole, né stelle. Ma Ta’aroa si stancò del suo guscio. Un giorno gli diede una scossa e scivolò fuori. Tutto era tranquillo e silenzioso, ma egli era solo. Quindi ruppe la sua vecchia conchiglia per creare le rocce e la sabbia. Mentre con una nuova conchiglia creò le grandi fondamenta del mondo: Tumu-nui. Con la sua spina dorsale fece le catene montuose; con le sue lacrime riempì gli oceani, i laghi e i fiumi; con le unghie delle mani e dei piedi diede le squame ai pesci e il guscio alle tartarughe. Con le sue piume fece gli alberi e le piante. Con il suo sangue colorò l’arcobaleno e il tramonto. Quindi fece venire i suoi artigiani, i quali con i loro cestini di scalpelli scolpirono Tane il primo dio. E così i semidei Ru, Hina e Maui nacquero insieme a centinaia di altri. Tane riempì il cielo di stelle, pose il sole per irradiare i giorni e la luna per illuminare le notti. Ta’aroa decise di finire il suo lavoro e creò l’uomo. Aveva diviso il mondo in sette livelli. L’uomo era al livello più basso. Ma gli esseri umani si moltiplicarono rapidamente e Ta’aroa fu felice di vederli prosperare.

Presto il livello inferiore traboccò di vita e gli abitanti decisero di espandere il loro dominio. Fecero un buco nel livello sopra, salendo verso l’alto fino a quando non riempirono tutti i livelli.

E tutto apparteneva a Ta’aroa, maestro di tutti.

Canoe polinesiane