L’isola delle lune di miele

Moorea è quell’isola della Polinesia dove, da tutto il mondo, le coppie vengono in luna di miele. Poco distante da Tahiti è un’isola di formazione vulcanica, come le altre isole della Società. Ricorda la forma di una forchetta a causa delle due profonde baie che si trovano sulla costa nord: la baia di Cook e quella di Opunohu. Nei giorni scorsi siamo venuti a cercare un ridosso dal Maramù, il vento impetuoso che arriva ogni tanto dai quadranti meridionali e agita il mare per alcuni giorni, e abbiamo dato fondo all’ancora in questa seconda baia.

Milanto ancorata di fronte a Moorea

Abbiamo esplorato l’isola a piedi e in bicicletta percorrendo la strada costiera che la circonda, ma anche inoltrandoci attraverso gli unici due tracciati che si snodano all’interno, fino a raggiungere un belvedere da cui si gode una magnifica vista sui maestosi picchi montuosi che si stagliano di fronte all’oceano.

Veduta dal belvedere

Moorea vive di turismo: le sue lagune protette dai reef sono famose per l’acqua turchese e l’interno è un vero e proprio giardino di alberi da frutto, piante tropicali e fiori.

Una spiaggia della costa nord

Per questo motivo negli anni sono stati costruiti diversi resort di lusso con i classici bungalow su palafitte di fronte alle numerose lagune. Immagino che normalmente l’isola sia piuttosto affollata, con gli hotel pieni e le attività acquatiche di ogni tipo che vengono offerte ai turisti: diving, snorkeling, surf, kite surf, parasailing, sci d’acqua, foiling surf, canoa, SUP, dolphin, whale e shark watching. Insomma a Moorea puoi fare di tutto, anche una disciplina che si chiama skydive, che consiste nel saltare giù da un aeroplano con un paracadute per tuffarti direttamente in mare.

Uno dei resorts chiusi

Ma in questo periodo tutte le grandi strutture ricettive sono chiuse, i voli internazionali sono bloccati e la gran parte degli esercizi commerciali che operano con il turismo sono in attesa di poter lavorare di nuovo. I ristoranti aperti si contano sulle dita di una mano, e solo alcuni piccoli B&B a conduzione familiare hanno riaperto, ospitando esclusivamente un turismo locale proveniente da Tahiti.

Palmeto vicino al mare

L’impressione che si ha nel girare l’isola è quella di essere tornati indietro nel tempo. Credo che doveva essere più o meno così negli anni ‘70, prima della grande diffusione di un turismo di massa portato qui dai voli charter. Queste le riflessioni che facevo ieri insieme agli amici Paolo e Cecilia Casoni, mentre con il tender di Ariel andavamo ad esplorare i passaggi del reef per raggiungere un isolotto sulla punta nord est.

Antico marae (tempio)

Mi rendo sempre più conto dell’opportunità unica che stiamo vivendo con questo nostro giro del mondo in barca a vela: quella di poter vedere queste isole libere da quella massiccia presenza turistica cui normalmente sono abituate. Mi viene da pensare alle coppie che vengono qui fresche di matrimonio per passare uno dei momenti più belli della loro vita e non so perché, ma mi mette tristezza pensare che appena arrivate qui, in questo paradiso, sarà loro offerto di andare a vedere le balene o lanciarsi col paracadute. Che poi perché ci si debba lanciare in mare da un aereo io non riesco a capirlo. Questa riflessione si può estendere a diversi livelli e immagino che un po’ in tutto il mondo la pandemia abbia messo in luce diverse questioni legate al turismo di massa, al nostro modo di viaggiare e all’impatto che fino ad ora ha avuto sul pianeta. Insomma pensateci bene: uno compra su internet un pacchetto di una vacanza a Moorea, dove arriverà con due o tre voli aerei; alloggerà in un bungalow costruito su un reef meraviglioso (senza badare troppo all’impatto ambientale, s’intende); mangerà aragosta coltivata nelle gabbie marine, tonno e altri prodotti alimentari provenienti dalla Nuova Zelanda; berrà vino francese; forse proverà anche la frutta tropicale del luogo. Poi si tufferà in mare per andare a giocare coi pesci, esplorare il mondo marino e magari si butterà dall’aereo riprendendosi con la go pro. Tutte queste esperienze lo renderanno davvero felice? Non lo so. Non posso giudicare. Tutti noi abbiamo fatto vacanze così in luoghi più o meno esotici. Ma forse è venuto il momento di chiederci se sono stati quelli i momenti più belli della nostra vita. Se sono state quelle le esperienze che ci hanno lasciato un segno. E forse dovremmo chiederci perché ricerchiamo questo tipo di esperienze? Cosa stiamo cercando? La felicità? Io non so dove stia di casa la felicità. So solo che non esiste se non è condivisa con gli altri. E so anche che non esiste felicità fine a se stessa, senza un obiettivo, senza una meta da raggiungere, senza una ricerca. Anche io mi chiedo spesso perché sto compiendo questo viaggio intorno al mondo. Cosa sto cercando? Da cosa sto scappando? Eppure ogni volta che salpiamo l’ancora e tiriamo su la vela tutte queste domande svaniscono. Restano a terra. In mare mi sento libero, non saprei dire se felice, ma sicuramente navigare è una delle attività che mi fa sentire più vivo e in contatto con la natura.

Il Pacifico oltre le onde del reef