Gli antichi spiriti di Raiatea e i crimini di oggi

Venivano da ogni isola della Polinesia per celebrare l’unione dei popoli che abitavano una vasta area del Pacifico chiamato Te-Moana-Nui-o-Hiva, ovvero il triangolo polinesiano che ha come vertici le Hawai, l’isola di Pasqua e la Nuova Zelanda, abitato dalla civiltà Ma’ohi da prima dell’anno Mille. Navigavano per settimane sulle tradizionali canoe a scafo doppio dotate di una semplice vela aurica e di pagaie per remare. Come riuscissero ad orientarsi non è chiaro. Sicuramente con la lettura del cielo e delle stelle, ma anche con rudimentali portolani disegnati su tessuti vegetali intrecciati e dotati di conchiglie per rappresentare le isole e gli arcipelaghi. Arrivavano nel sito di Taputapuatea, sull’isola di Raiatea – ritenuto il centro del triangolo e il maggior fulcro spirituale del Pacifico – al fine di riunirsi e concludere alleanze.

Pervaso dalla luce al marae Hititai

I resti dei templi (marae in polinesiano) sono effettivamente ancor oggi imponenti e testimoniano l’importanza di questo luogo di culto, costruito sulla costa di fronte all’oceano in una vasta area pianeggiante dove si trovano alberi secolari e palme da cocco.
Il Marae Hititai sembra essere stato dedicato a Ta’aroa Nui, il creatore dell’universo. Qui venivano celebrati riti che vedevano sacrifici umani offerti alla divinità e ai sacri squali posti come guardiani del tempio.

Il marae Hauviri

Il marae Hauviri invece era dedicato all’investitura dei sacerdoti (Ari’i) secondo una genealogia che veniva evidenziata da pietre innalzate a rappresentare i vari esponenti delle famiglie della casta sacerdotale. Le cerimonie d’investitura venivano acclamate dalla popolazione che per l’occasione preparava speciali libagioni e si dedicava a danze propiziatorie. In prossimità di questi templi si trova la sacra spiaggia dove venivano accolte le canoe in arrivo provenienti dalle isole più lontane e dove i capi stabilivano nuovi accordi prima di riprendere il mare. Esisteva anche un tempio dedicato ai lignaggi più giovani, i quali secondo una leggenda tramandata salparono per il Grande Oceano durante il periodo d’espansione seguendo le rotte disegnate dalla mitica piovra Tumu-Rai-Fenua.

Ma il più grande marae (ancor oggi conservato nella sua essenziale struttura in pietra vulcanica) è quello dedicato a Ta’aroa, dio della pace e della guerra. Qui venivano stabilite le alleanze e celebrati i rituali per invocare le forze divine.


Questi templi erano a tutti gli effetti considerati come produttori di energia e forza vitale. Il loro accesso era interdetto alla maggior parte della popolazione: solo i sacerdoti e i capi potevano entrarvi secondo le regole stabilite dai guardiani. Ancor oggi si percepisce la forza di una spiritualità antica che ha vissuto in questi luoghi per più di mille anni, conservata in queste pietre nere erette di fronte all’oceano turchese. Il ricordo di una popolazione scomparsa in seguito alla colonizzazione occidentale, la quale fra i molti danni portò malattie che decimarono gli abitanti delle isole e uno stile di vita che cambiò nei secoli radicalmente la cultura di questi luoghi. Non è un caso che qui in Polinesia i problemi sociali maggiori siano l’obesità diffusa e l’alcolismo. Mi è spesso capitato di vedere ragazzini che vanno a scuola la mattina presto con una bottiglia di coca cola in mano, così come tanti alcolizzati per strada che chiedono l’elemosina. Il governo locale sostiene di impegnarsi in campagne di sensibilizzazione, ma in ogni supermercato o mini market si trovano enormi dispense di bibite gassate e birra Hinano, la fabbrica di Tahiti che dà lavoro a centinaia di persone.

Tramonto su Bora Bora

Insomma tante contraddizioni che saltano agli occhi e che dovrebbero essere analizzate in profondità per poter avere almeno un’opinione più chiara. In ogni caso è bene ricordare che la Francia ha condotto 193 esperimenti nucleari tra gli anni ’60 e gli anni ’90 in alcuni atolli delle Tuamotu e che molti abitanti delle isole vicine sono morti e ancor oggi muoiono di tumori e altre malattie dovute alle radiazioni. Basterebbe questo a farci capire la gravità degli effetti della colonizzazione di queste isole, che un tempo cercavano la protezione degli dei attraverso le cerimonie e i templi sacri e oggi sono costrette a denunciare la Francia per crimini contro l’umanità.