Bora Bora e il dono più grande

“David, non ti mettere nei guai!” grida Federica al figlioletto che si è portata a seguito, il quale appena sceso dalla jeep si dirige correndo verso i cassonetti della spazzatura. Lei, italiana di Milano, vive a Bora Bora da anni e ha messo su una piccola azienda di profumi che utilizza essenze delle isole della Polinesia. Non ti mettere nei guai, dice. Una frase che mi ha colpito e – chissà perché – mi torna in mente spesso durante questi giorni alla fonda davanti allo yacht club dell’isola. Certe volte una semplice frase, anche banale, può aprire delle voragini se pronunciata al momento giusto.

Veduta di Bora Bora

Quando è l’ultima volta che mi sono messo nei guai? Mi ci sono messo io, nei guai, o sono loro che mi sono piombati addosso? E come si fa a tenersi sempre fuori dai guai? E che cos’è la vita se non un incedere di piccoli avvenimenti, piccoli guai se vuoi, che determinano conseguenze e quindi indirizzano verso direzioni più o meno felici. E in questo caso, si possono prevedere i guai? In una certa misura sicuramente sì, ma come la mettiamo con il caso, con il destino, con la fortuna. Spesso dietro la più grande felicità si cela un dolore che aspetta dietro l’angolo. Talvolta l’amore più bello finisce lasciando una grande sofferenza. E più grande è stato l’affetto, più grande sarà il dolore. Così è la vita. Come si fa allora a non mettersi nei guai. Che vita è quella che rinuncia per timore di mettersi nei guai? Le storie più belle, da che mondo è mondo, sono il racconto di gente che si mette nei guai. Non esisterebbe letteratura senza l’azzardo, l’avventura di compiere un’azione potenzialmente pericolosa. Cosa avrebbero da dire un Pinocchio giudizioso o un Barry Lyndon più assennato?

Particolare in un resort abbandonato


Durante questo lungo viaggio abbiamo dovuto far fronte a tanti di quei problemi che a un certo punto ci siamo sentiti perseguitati dalla sfortuna. Quando è stato il motore, quando le batterie, poi la barca che ci ha speronato durante la tempesta, ma soprattutto tutte le difficoltà che stiamo incontrando a causa della pandemia. La perdita dei nostri clienti che non sono riusciti a raggiungerci e ad imbarcarsi con noi, le frontiere chiuse, la burocrazia delle autorità locali, l’incertezza degli uffici sanitari. Basta pensare che per uscire dalla Polinesia Francese, in previsione di fare rotta sulle Fiji, abbiamo dovuto compilare una serie di moduli infinita e sottoporci a un costosissimo test del Covid 19 eseguito sotto un albero del pane, nell’isola di Raiatea, da un bravo medico francese che ha fatto il possibile per aiutarci a barcamenarci nell’incertezza dei provvedimenti e delle richieste dei diversi paesi del Pacifico. Ovviamente la gestione dell’allerta virus ha messo in difficoltà tutti i sistemi sanitari di queste isole, che hanno a mala pena dei piccoli ospedali o, in certi casi, solo un ambulatorio.

Veduta da uno dei resort chiusi per il lockdown


Chi ci segue su questo blog è tenuto a pensare che il nostro viaggio sia un sogno, soprattutto in un periodo in cui le nostre città hanno passato mesi di lockdown. Sicuramente è anche un sogno che si avvera, una speranza che abbiamo a lungo coltivato. Ci sentiamo fortunati ad aver passato questi ultimi mesi in Polinesia, visitando queste isole meravigliose senza turismo e potendo vivere in mare e all’aria aperta. Ma quanti problemi abbiamo dovuto affrontare! Quanti guai ci sono piombati addosso!

Uno dei resort costruiti sui Motu


Bora Bora è un’isola perfetta. Ho sempre sognato di arrivarci in barca a vela. La sua laguna è nota per il colore dell’acqua di un turchese così luminoso che si stenta a crederci, all’inizio si strizzano gli occhi dallo stupore. Le spiagge sono di una sabbia fine e chiarissima, basta immergersi per nuotare fra mante, razze e pesci colorati. Per questo l’isola è popolata da alcuni fra i più noti resort del mondo, tutti costruiti sopra i motu, gli isolotti della barriera corallina che la circonda.

Un cannone della seconda guerra mondiale


Ma Bora Bora fu anche la base di approvvigionamento della Marina statunitense durante la Guerra del Pacifico. L’aeroporto di oggi è quello costruito dagli americani nel 1943 e sulle alture dell’isola si trovano ancora i cannoni posti in posizione strategica rispetto al pass d’entrata e ai centri militari. In realtà non spararono un colpo perché Bora Bora non fu mai attaccata e dopo la battaglia delle Midway il Giappone dovette rinunciare ai suoi progetti di conquista. Ma fa impressione raggiungere queste alture che dominano la laguna e pensare alla fatica che i giovani soldati del tempo dovettero fare per allestire velocemente queste difese. Come si faceva allora a non mettersi nei guai? Mi viene da pensare. Cosa sarebbe stato il nostro mondo senza il sacrificio di molti ragazzi – perché per la maggior parte erano ragazzi di vent’anni – che in quella guerra ci morirono da ogni parte dei due schieramenti. Loro non ebbero la possibilità di scegliere e nei guai ci si ritrovarono fino al collo. E mi viene da pensare che la vita è un dono che ci è stato fatto, il più prezioso di tutti, e dobbiamo averne cura cercando di viverla a pieno. E se dobbiamo correre, correremo. Se dobbiamo gridare al cielo, grideremo. Se dobbiamo amare, ameremo ancora di più.

Un altro cannone
Una spiaggia dell’isola