L’isola delle fate

“Vieni, andiamo a cercare la tomba del pirata La Buse!” mi dice Danielle appena salgo in macchina. Ci siamo incontrati ad una festa ed è venuta a prendermi per farmi conoscere meglio l’isola. Raggiungiamo il piccolo cimitero monumentale di Saint Paul posto a margine della spiaggia di fronte all’oceano Indiano. Il sole è appena calato ed il cancello d’entrata è chiuso, ma troviamo un varco fra le pietre del muro di recinzione. Entriamo al crepuscolo e mi sembra di essere in un dipinto di Böcklin. Ci aggiriamo fra i sepolcri nella penombra: la lapide di un capitano morto in duello, quella di alcuni marinai di un vascello naufragato; ad un certo punto eccola la tomba del pirata! Olivier Levasseur visse a cavallo fra Sei e Settecento e fu un pirata fra i più noti del suo tempo. Era conosciuto come La Buse, cioè La Poiana, per l’aggressività e la rapidità con cui attaccava il nemico. Fra le sue sue tante imprese rimase nella storia il colpo che riuscì a mettere a segno impossessandosi del ricco bottino di un galeone della corona portoghese proveniente da Goa. Un vero e proprio tesoro che nascose in un luogo segreto, come ogni storia di pirati che si rispetti. Finì per essere impiccato a Reunion il 7 luglio del 1730, ma la leggenda vuole che sul patibolo gettasse alla folla una collana che riportava delle incisioni crittografate con le indicazioni per trovare il tesoro. Da quel momento in poi in molti si sono provati a decifrare questo rebus, ma ancora nessuno è riuscito a trovare il tesoro.

La tomba di La Buse

Ma questa è la Reunion di un passato le cui tracce sono difficili da individuare. Oggi l’isola è un dipartimento d’oltremare della Francia. Questo vuol dire che è come trovarsi in Francia a tutti gli effetti pur essendo in mezzo all’oceano Indiano. Si chiama così per la memoria della storica riunione dei federati di Marsiglia con la guardia nazionale di Parigi durante la marcia sul palazzo delle Tuileries il 10 agosto 1792, in piena Rivoluzione Francese, quando cadde la monarchia e venne istituita la Repubblica che dette avvio al Regime del Terrore. Non vi aspettate un’isola tropicale selvaggia e incontaminata. Tutta l’isola è fortemente antropizzata con imponenti infrastrutture costruite negli ultimi decenni. Fin dal nostro arrivo, all’alba di venerdì 25 ottobre, ci siamo resi conto che l’idea che avevamo della Reunion era completamente falsata. Per chi viene dal mare, diretto verso Le Port – dove si trova una grande marina turistica e un enorme porto commerciale – è facile vedere l’abitato della capitale di Saint Denis sulla costa nord e le costruzioni in cemento sulle pendici delle colline circostanti. Ma quel che più colpisce è la nuova strada costiera, sospesa su piloni che si ergono dall’oceano lungo il tratto che collega la capitale con La Possession sulla costa ovest. Un progetto faraonico da 9 miliardi di euro che si è deciso di realizzare per evitare le continue chiusure della vecchia strada a causa delle frane della falesia della costa.

La nuova strada costiera in costruzione

Ma di costruzioni ce ne sono molte sull’isola, che pullula di cantieri aperti di ogni genere e possiede una rete stradale composta da arterie di scorrimento veloce, ponti e gallerie che non sembra da meno rispetto a quella della madre patria. “Quando vedi delle gru al lavoro vuol dire che circola denaro” ci dice Yves, un vero amico che ha navigato insieme a noi attraverso l’oceano Indiano in solitario sul suo Cajou, un magnifico Allure 51 in alluminio. Passiamo la domenica sulla spiaggia di Saint Gilles frequentata da ragazzi che giocano a beach volley e praticano sport acquatici. “A Reunion la gente si tiene in forma” ci dice. Lungo la costa incontriamo piscine, campi sportivi, circoli nautici, centri di diving, di wind e kyte surf. Ma le attività all’aria aperta di Reunion non si esauriscono con quelle legate al mare. Negli ultimi anni è cresciuto il numero di “shark attack” da parte di squali bulldog, particolarmente aggressivi anche in acque basse. Si pensa che il problema dipenda dai cambiamenti climatici e la gente ha smesso di fare surf e di nuotare in oceano. Oggi l’offerta maggiore è quella dell’escursionismo nei territori dell’interno. Reunion è un’isola vulcanica, il suo picco più alto supera di poco i 3.000 metri ed il vulcano che si trova nel lato meridionale è uno dei più attivi al mondo. Si trova nella fascia tropicale dei cicloni e da Novembre ad Aprile qui si abbattono forti piogge. Per questo motivo l’isola è ricca di acqua, con torrenti che scavano profondi canyon e grandi fiumi che sfociano in mare. La vegetazione è ricca, rigogliosa ed estremamente varia secondo le diverse altitudini: dalle palme della costa agli abeti delle pendici montuose vulcaniche. Si pratica trekking mediante una fitta rete di sentieri, attraverso boschi, valli e picchi montuosi spettacolari, ma anche parapendio, rafting e canyoning. Inoltre è possibile sorvolare l’isola con un servizio di elicotteri turistici per vedere i pitons e il vulcano attivo dall’alto.

Il vulcano

Valerio ed io abbiamo passato i primi dieci giorni lavorando per risolvere le avarie di Milanto: ordinato su internet due nuove pompe per l’autopilota, montate realizzando le nuove connessioni idrauliche, faticato per trovare il modo di adottarle al sistema, migliorato l’intero apparato di trasmissione VHF e AIS, revisionato il bagno di prua, controllato le connessioni in testa d’albero e l’intero rigging, pulito gli acciai dalla ruggine e portato in lavanderia le tappezzerie interne. Andrea (italiano di Biella appassionato di rally, qui a Reunion da diversi anni) ci ha dato un grande aiuto mettendoci a disposizione la sua officina meccanica. Ben, il velaio locale, ha rimesso in sesto il nostro vecchio genova che si era strappato durante l’ultima traversata. Infine abbiamo acquistato materiale nautico da sostituire a quello usurato. Durante i fine settimana ci siamo concessi qualche escursione sul vulcano e sulle montagne dell’interno. Il Cirque de Mafate è spettacolare: un’enorme caldera vulcanica chiusa fra le montagne, come un regno inaccessibile ricco di cascate d’acqua e una fitta vegetazione.

Il cirque de Mafate

La spiaggia di Boucan Canot è bellissima al tramonto, ogni giorno si riempie di ragazzi che vengono a vedere il sole calare nell’oceano. “Qui a Reunion scende più velocemente – dice Danielle – e stanotte la luna sarà blu. Vedrai tutta la spiaggia si colorerà d’azzurro”. Questo è il ricordo più bello che ho di quest’isola delle fate. L’immagine di noi due che attraversiamo mano nella mano il piccolo boschetto d’alberi della spiaggia di Saint Gilles e ci troviamo immersi nel blu di fronte alle onde dell’oceano. Oggi salpiamo per il South Africa e ancora una volta non sarà facile partire.

Tramonto a Boucan Canot