La navigazione verso la Nazione Arcobaleno

Questa penultima tratta dell’oceano indiano, dall’isola di Reunion al South Africa, è stata una delle più impegnative di tutto questo nostro giro del mondo. Ci stiamo avvicinando a Capo Buona Speranza, che insieme a Cape Horn è uno dei due grandi passaggi che ogni velista sogna di doppiare almeno una volta nella vita. Un tragitto da compiere in questo periodo dell’anno, all’inizio dell’estate australe, quando molti attendono il momento giusto a Reunion per decidersi a partire. Sono anche molti quelli che, reduci da una brutta esperienza in questa parte di oceano, arrivati a Cape Town vendono la propria barca. Almeno così si dice considerando le ottime occasioni d’acquisto di barche usate che si trovano da queste parti! Ma perché questa tratta è così insidiosa e temuta dai naviganti? Perché possono rapidamente nascere perturbazioni che cambiano totalmente i prospetti meteo da un giorno all’altro; inoltre, passando attraverso i forti venti che accelerano a sud del Madagascar, si entra nel canale del Mozambico e avvicinandosi alla costa sudafricana si incontra la corrente di Agulhas: un vero e proprio fiume marino che quando si scontra con i venti contrari da sud ovest genera onde che possono raggiungere anche i 20 metri. “Qui le onde spaccano le navi in due!” dice Valerio.

Reunion scompare alla nostra vista con il sole al tramonto che brilla sulla costa

Con la consapevolezza di aver di fronte una navigazione difficile abbiamo mollato gli ormeggi soltanto Valerio ed io, perché purtroppo anche l’ultimo dei nostri compagni di viaggio è dovuto rientrare in patria. Siamo salpati giovedì 5 novembre da Le Port lasciando al traverso Reunion che pian piano scompariva all’orizzonte. In navigazione abbiamo ricalibrato l’auto pilota: dopo due settimane in cui ci eravamo ingegnati lottando per sostituire le due pompe e ripristinare tutti i collegamenti idraulici del sistema, questa era la grande riprova. Alla fine del secondo giro bussola il pilota comincia a lavorare perfettamente. Non ci diciamo niente, non esultiamo per scaramanzia, continuiamo a navigare come se nulla fosse (chi ci vedesse penserebbe che siamo due matti!), ma dentro di noi siamo più che felici di aver rimesso in sesto il nostro “Elmo”, insostituibile aiuto soprattutto adesso che siamo rimasti in due.
Siamo partiti dopo aver lungamente considerato le condizioni meteo del tragitto che intendevamo compiere fino a Richards Bay o Durban, i due principali atterraggi per chi proviene da nord est. Nel progettare la navigazione, oltre a tener conto dei maggiori pilots e delle raccomandazioni scritte dal “guru” Jimmy Cornell nei suoi libri, ci siamo affidati ai consigli di un routier sudafricano e a quelli di un’agenzia di previsioni meteo che il nostro amico Paolo ci aveva messo a disposizione dall’Italia. Abbiamo stabilito un waypoint a 150 miglia a sud dalla costa meridionale del Madagascar, così da limitare quelle accelerazioni di vento e correnti contrarie che sono sempre presenti in questo passaggio. Così abbiamo iniziato la nostra avventura accompagnati da un bel vento di nord est che si intensificava via via che scendevamo di latitudine.

Milanto in rotta a sud delle coste del Madagascar

Tra i 22-23 sud si esce dai Tropici e dal regime degli Alisei. Si entra nelle latitudini temperate e la navigazione diventa più vicina a quella mediterranea con onde corte di frequenza ravvicinata. Ma tutto è alla rovescia rispetto all’emisfero boreale: il nord est invece di essere un grecale freddo è come un libeccio caldo portato dalle basse pressioni che in questo emisfero girano ovviamente all’opposto, in senso orario. Mentre il sud est è come un maestrale freddo che pulisce il cielo è porta l’alta pressione.
Strambiamo più volte mantenendo andature goose wing con vento al limite della poppa piena. Si susseguono intere giornate di sole senza neanche una nuvola in un cielo di un azzurro così denso che pare irreale. Una condizione davvero insolita da vedere in oceano: capita talvolta nel Mediterraneo di trovare un cielo così in estate, ma normalmente in assenza di vento, qui invece ci sono 25 nodi! La notte le costellazioni si stagliano nel cielo limpide e chiare: Orione ci segue a poppa e la Croce del Sud, sempre più alta a sinistra della nostra prua. A metà della notte sorge una falce di luna, come una barca d’argento che naviga in cielo. Superati i 28 di latitudine abbiamo messo la prua a ovest strambando in notturna e volando sopra le onde a 9 knt con una bella corrente a favore. Abbiamo sempre mantenuto un armo conservativo con vele ridotte per non forzare sulle attrezzature, pur mantenendo la velocità necessaria per solcare su un mare che talvolta ha raggiunto i 3,5 metri di onda al traverso. Non eravamo comunque del tutto soli in questa navigazione. Insieme a noi erano salpate altre 3 barche con cui avevamo fatto conoscenza nel porto di Reunion. Oltre Sea Lover, il catamarano messicano che naviga con noi fin dalla French Polinesia, si sono aggregati i simpatici cileni Jorge senior e il figlio Junior su un Jeannau49 e la bella famiglia svizzera di Andrè, skipper esperto su un veloce Xyacht 482. Ognuno di noi ha seguito la rotta più consona alla propria imbarcazione, all’inizio vicini poi progressivamente sempre più distanti, ma è sempre piacevole condividere le proprie tattiche tramite vhf o per messaggio satellitare sentendosi parte di una piccola flotta con un’unica meta da raggiungere. Quando navighi intorno al mondo non sei mai solo, in ogni porto trovi altri con cui condividere il viaggio ed è bello sentirsi parte di questa grande comunità di velisti.

Sogni e speranze al tramonto

Al quinto giorno di navigazione si blocca il rollafiocco, dopo diverse prove per capirne il motivo decidiamo di salire in testa d’albero. Il vento sta mollando e il mare di conseguenza sta diminuendo, ma la barca rolla ancora abbastanza e salire in cima all’albero in mezzo all’oceano è sempre un’emozione forte. Vado su tenendomi con le braccia alle sartie, una drizza dietro la schiena per stare attaccato all’albero, spingendomi con le gambe , mentre Valerio fatica da basso sul winch issandomi con una drizza principale ed una di sicurezza. Le onde fanno oscillare l’albero come un pendolo e devo serrare le gambe per tenermi attaccato come un koala al ramo. Il rischio in questi casi è di perdere la presa e iniziare a ondeggiare sbattendo violentemente sull’albero e contro le sartie. Arrivato in cima mi rendo conto del problema: il top cap è saltato e rompendosi ha creato una fessura nell’estruso dove la drizza del genoa si è attorcigliata. Riesco a liberarla e faccio una riparazione d’emergenza con del nastro isolante. Scendo giù guardando Milanto dall’alto che naviga lasciandosi una lunga scia di schiuma bianca nell’oceano blu. Bellissimo, mi sento come un albatro libero nel vento.

Salita in testa d’albero

La mattina seguente si presenta con un’altra sfida: un fronte freddo sta arrivando da sud e ci investirà a pieno. Non è possibile evitarlo. Scendiamo più a sud per darci la possibilità di prenderlo di poppa risalendo di latitudine quando vento e mare aumenteranno. I fronti freddi possono essere sempre pericolosi e abbattersi con una violenza che è difficile prevedere. Siamo in attesa del mostro che viene dal polo e si manifesterà con nuvole nere temporalesche che vedremo all’orizzonte a partire dal pomeriggio. Rassettiamo la barca pronti a ridurre al minimo la velatura, tiriamo fuori le cerate, le scarpe, le maschere in pozzetto, i giubbotti di salvataggio sempre pronti. Intanto in lontananza vediamo addensarsi sempre più delle nuvole alte sulla linea dell’orizzonte. Eccolo, il fronte si avvicina. Le onde iniziano a crescere spinte dal vento, le nuvole si chiudono sopra di noi, il sole scompare e il vento freddo comincia ad aumentare. Cresce costantemente fino a 30 nodi ed oltre con onde di 4 metri che sbattono al mascone e spazzano il ponte. Milanto regge bene agli urti – sembra un sommergibile! – e continua la sua rotta ovest per tutta la notte con tre mani di terzaroli alla randa e un fazzoletto di genoa con vento al traverso. All’alba il peggio sembra essere passato, il sole sorge dietro di noi e come al solito è una grande consolazione. Tutte le notti, anche quelle più nere, prima o poi passano ed il sole torna sempre a splendere.

Il fronte freddo si avvicina e Milanto si prepara ad entrare nella bocca del mostro con tre mani di terzaroli e genoa ridotto

Navighiamo di bolina veloci sulle onde ed è un piacere ascoltare il sibilo del vento che risuona tra il basculante di poppa come un flauto di Pan che intona per noi una melodia ipnotica e soave. Il mattino del giorno dopo è ancora più bello; il vento è calato e in cielo ritrovo le nuvole del Mantegna, quelle che i meteorologi inglesi chiamano “fair weather cumulus”. Nuvole che portano bel tempo, alta pressione e venti leggeri. Mantegna spesso le dipinse nelle sue pale d’altare: la base piatta e lo sviluppo in altezza minore di quello in larghezza, corrono leggere sopra paesaggi rocciosi ed aspri. Ho sempre creduto che volessero essere un’allegoria della vita ultraterrena, della Gerusalemme Celeste, o più semplicemente un simbolo di speranza per il futuro. Come se il cielo fosse lo specchio dell’anima di ognuno di noi pervaso dalla luce del mattino. Questo è il Mantegna che ho sempre preferito, non quello del Cristo morto, ma quello delle nuvole estive che portano l’avvento di un nuovo giorno di sole.

Le nuvole di Andrea Mantegna

Il penultimo giorno lo passiamo a pianificare la navigazione dell’ultima sfida che ci aspetta, quella del passaggio della temibile corrente di Agulhas. Dovremo entrare dentro la corrente la mattina seguente con circa 25 knt di vento da NE, puntare su Cape Saint Lucia avanzando in diagonale fino a 5 miglia a nord di Richards Bay ed entrare sparati nella grande ansa che precede il porto.
Alle 9 del mattino di sabato 14 novembre siamo dentro la corrente con un bel vento portante che ci spinge a una velocità di 9-10 nodi con le onde che cavalcano con noi in un mare blu scuro come l’inchiostro. Le colline verdi del South Africa appaiono al nostro traverso più che ci avviciniamo alla costa e le dune di sabbia scendono fino al mare. È emozionante guardarle sfilare come in un lungo piano sequenza cinematografico. Siamo arrivati nella Nazione Arcobaleno di Nelson Mandela, di Desmond Tutu, Steve Biko, Helen Lieberman, i miti di democrazia e libertà che ho sempre ammirato. Per noi è un sogno che si avvera. Viva la vita!

Le coste della Nazione Arcobaleno